Isola delle Femmine
Occhio per non vedere,
Lingua per non parlare,
Orecchio per non sentire 



venerdì 17 luglio 2009

SANGUE all'arsenico per gli abitanti di Gela

COSA BOLLE IN PENTOLA? albo pretorio isola delle femmine
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SELVAGGIA AGGRESSIONE AL CANDIDATO SINDACO RUBINO ANTONINO
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Quattro operai della ISSEN minacciano di lanciarsi nel vuoto http://isolapulita.blogspot.com/2009/08/nissen.html#links

LE RONDE GIOSIOSE di Portobello Cutino PALazzotto e c………
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APPELLO DAL C.C. di Borgetto ai Comuni limitrofi: No alla privatizzazione dell’acqua
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TRASPARENZA COMUNICAZIONE CONOSCENZA
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Sciolto il Consiglio Comunale per infiltrazione Mafiosa
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BILANCIO previsione consuntivo commissari ad acta http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2009/07/bilanci-arrivano-i-commissari.html

BILANCIO PREVISIONE 2008 CONSUNTIVO 2007 CORTE DEI CONTI
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ITALCEMENTI ARPA COMUNE ISOLA DELLE FEMMINE INQUINANTI QUALITA' ARIA CONTROLLI CENTRALINE
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ATO RIFIUTI GESTIONE COSTI E DEBITI
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SANGUE all’arsenico per gli abitanti di GELA
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TURISTI A ISOLA DELLE FEMMINE
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NASCE L'ATO DELL'ACQUA DEL PALERMITANO
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Nuove speranze nella cura alle malattie del sangue
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TERRIBILE INCIDENTE FERROVIARIO A VIAREGGIO
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LOMBARDO FORMA LA NUOVA GIUNTA
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NINO RUBINO A TELEJATO FENOMENO MAFIOSO A ISOLA?
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Nino Rubino: Elezioni Amministrative Come la pensiamo
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Stefano Bologna: LE PAROLE SONO PIETRE
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Pino Rubino:LIBERE ELEZIONI A ISOLA DELLE FEMMINE?
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Isola delle Femmine: Radar meteo o acquario marino?
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La trasparenza come strumento di controllo legge 15 marzo 2009
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Commissione Edilizia Comunali Sentenze
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ITALCEMENTI: CRISI ECONOMICA E CONSEGUENZE OCCUPAZIONALI
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RIFIUTI POLITICA E SERVIZI SEGRETI
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo











Questo è quello che scaturisce da un convegno tenutosi presso la sala multiusi del Cnos-Fap di Gela dove giorno 16 luglio si sono riuniti i responsabili del Progetto Sebiomag ,basato sullo studio epidemiologico e di biomonitoraggio dell’area di Gela . Lo studio finanziato dall’assessorato al territorio ed ambiente della Regione Siciliana è stato realizzato dal IFC-CNR in collaborazione con l’OMS nell’ambito di un lavoro di assistenza tecnica alla Regione Siciliana per il risanamento delle aree ad alto impatto ambientale Siciliane. Tra i relatori Fabrizio Bianchi e Liliana Cori del CNR,Claudio Minoia dell’Istituto Maugeri ,Achille Cirnigliaro dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale,presenti all’assise in rappresentanza del comune l’assessore all’Ecologia ed Ambiente Enrico Vella, mentre per la provincia regionale presente il Presidente della Provincia On Pino Federico. Varie le relazioni che hanno puntualizzato il grave stato di salute dell’ambiente a Gela ma a fare la parte del Leone la relazione del Dott. Fabrizio Bianchi responsabile del progetto Sebiomag che ha posto ai presenti lo studio relativo alla presenza di metalli pesanti nel sangue e nelle urine dei soggetti analizzati, abitanti a Gela ,Niscemi e Butera. I metalli che sono stati oggetto di studio sono l’arsenico,il mercurio,il selenio,il rame,l’antimonio,il tallio,il berillio,il piombo,il cadmio,il vanadio. Semaforo rosso per l’arsenico che nei campioni analizzati(Sangue intero,Plasma,Urine) colpisce una parte diffusa di cittadini di Gela dove si è vista un presenza superiore alla norma(circa 60 micron-grammi litro). Tra gli altri metalli presente anche il mercurio in concentrazione minore. Tra le possibili cause di inquinamento da arsenico ipotizzate sono l’acqua destinata al consumo umano che risulta la principale fonte di arsenico inorganico e l’uso di crostacei pescati in acque inquinate. Ma l’aspetto preoccupante che è scaturito dalle altre relazioni è l’aumento delle patologie tumorali(2001-2007) con netto maggiore appannaggio per i tumori della trachea dei bronchi e dei polmoni. Tra le patologie non tumorali netta la presenza di patologie respiratorie e della vescica e del sistema genito-urinario. Degna di nota la considerazione che l’esposizione ad arsenico inorganico può causare vari effetti sulla salute, quali irritazione dello stomaco e degli intestini, produzione ridotta di globuli rossi e bianchi del sangue, cambiamenti della pelle e irritazione dei polmoni. Si ipotizza anche che l'assorbimento di quantita' specifiche di arsenico inorganico possa intensificare le probabilità di sviluppo del cancro, soprattutto la probabilità di sviluppo di cancro della pelle, di cancro polmonare, di cancro al fegato e di cancro linfatico. Un'esposizione molto alta ad arsenico inorganico può causare sterilità ed false gestazioni nelle donne e può causare disturbi alla pelle, bassa resistenza alle infezioni, disturbi a cuore e danni al cervello sia negli uomini che nelle donne. Per concludere, l'arsenico inorganico può danneggiare il DNA. Generalmente la dose di arsenico considerata letale e' pari a 100 mg. L'arsenico organico non può causare nè cancro, nè danni al DNA. Ma l'esposizione a quantita' elevate può avere certi effetti a salute umana, quali la ferita ai nervi e dolori di stomaco. Certamente una grave situazione, quella dell’area del Gelese, che oggi però non ha i mezzi strutturali e sanitari adeguati per rispondere alle Patologie da industrializzazione ed a cautela della salute della collettività.

Maurizio Cirignotta


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Oms: «A Gela c'è un eccesso di tumori»








Uno studio epidemiologico ha permesso di accertare una esposizione diffusa di arsenico. Sotto accusa è la contaminazione ambientale causata in maniera preminente dagli scarichi industriali del petrolchimicoSono stati resi noti, a Gela, i risultati del monitoraggio sull'area a rischio del comprensorio Gela, Niscemi e Butera, effettuato attraverso studi dell'organizzazione mondiale della sanità (Oms), dell'Istituto superiore di sanità e della Regione siciliana.Lo studio epidemiologico "Sebiomag", sostenuto su un campione di 262 residenti di età compresa tra i 20 e i 44 anni, ha permesso di accertare "un profilo di esposizione diffusa di arsenico, con alcuni valori di goli alti, significativamente superiori a quanto riscontrato in popolazioni non esposte in ambito lavorativo o in circostanze accidentali; un segnale di esposizione al rame, caratterizzato da numerosi valori plasmatici quasi tutti in donne".L'indagine sottolinea nell'area di Gela "un eccesso di patologie tumorali, sia negli uomini che nelle donne e sia per mortalità che per morbosità; in particolare si registra un aumento dei tumori dello stomaco, del colon-retto, della laringe, di bronchi e polmoni, della vescica e dei linfomi non-Hodgkin".Oltre a queste patologie è stato registrato "un eccesso di ricoveri per malattie cardiovascolari e respiratorie acute" e in particolare per "pneumoconiosi" tra gli uomini, ovvero per affezioni da polveri nei polmoni.Sotto accusa è la contaminazione ambientale (acqua, terra, aria e cibi) causata in maniera preminente dagli scarichi industriali del petrolchimico dell'Eni. L'incontro scientifico di Gela è stato presieduto dal prof. Benedetto Terracini, coordinatore del comitato scientifico dell'Oms.(Ansa)

17 luglio 2009

lunedì 6 luglio 2009

Isola delle Femmine: Elezioni Amministrative Come la pensiamo

COSA BOLLE IN PENTOLA? albo pretorio isola delle femmine
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ATO RIFIUTI GESTIONE COSTI E DEBITI
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TURISTI A ISOLA DELLE FEMMINE
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NASCE L'ATO DELL'ACQUA DEL PALERMITANO
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Nuove speranze nella cura alle malattie del sangue
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TERRIBILE INCIDENTE FERROVIARIO A VIAREGGIO
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LOMBARDO FORMA LA NUOVA GIUNTA
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NINO RUBINO A TELEJATO FENOMENO MAFIOSO A ISOLA?
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Nino Rubino: Elezioni Amministrative Come la pensiamo
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Stefano Bologna: LE PAROLE SONO PIETRE
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Pino Rubino:LIBERE ELEZIONI A ISOLA DELLE FEMMINE?
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Isola delle Femmine: Rdar meteo o acquario marino?
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Isola delle Femmine: Elezioni Amministrative Come la pensiamo



Io sottoscritto Antonino Rubino, candidato Sindaco della lista Insieme per il Rinnovamento, sento forte il dovere di ringraziare tutti coloro che, con me, hanno lavorato e sperato di poter contribuire a migliorare Isola delle Femmine.


Per anni, per mesi, giorno e notte, giovani e meno giovani si sono impegnati spontaneamente, mossi da un unico interesse: isolare gli affaristi che come avvoltoi continuano a gravitare sopra di noi, determinando le sorti politiche ed economiche del paese, grazie anche a tutte quelle persone che svendono la propria volontà.


Un grazie di cuore poi a tutti coloro che ci hanno supportato ed incoraggiato e che continuano a farlo soprattutto in questo momento difficile per noi.


Da buon sportivo avevo considerato anche l’ipotesi di non essere sostenuto da tutto il paese, ma come uomo e cittadino mi sento spiazzato da quei concittadini che ancora una volta sono stati coerenti solo nel dimostrare che non conoscono altri interessi al di là dei propri.


Abbiamo dimostrato di esser la squadra più coesa, non incline ai compromessi. Ci rendiamo conto di aver fatto paura, tanta paura, e per questo motivo sono scesi in campo i POTERI FORTI che hanno effettuato un’ingegna operazione chirurgica ai nostri danni, togliendo chissà in quale modo, i voti dei nostri candidati più forti indirizzandoli verso altre liste.


L’unico gruppo che più volte, apertamente, ha gridato che non li avrebbe garantiti, che ha rifiutato i loro finanziamenti, che ha rifiutato l’inserimento nella propria lista di candidati fantoccio, è stato tenuto lontano dalla vita amministrativa di Isola delle Femmine.


E’ stato messo in campo il potere economico, il potere del più forte verso il più debole; è stato dimostrato, in modo violento, che il sistema decide chi deve amministrare, chi deve andare all’opposizione e chi, addirittura, deve rimanere fuori.


E’ stato deciso di dare uno schiaffo morale a tutta la cittadinanza per affermare il loro potere.


Se la cittadinanza non trova la forza di prendere coscienza che Isola delle Femmine non è un’isola felice è che è presente il fenomeno mafioso, allora questa collettività non sarà mai libera e i propri figli continueranno a subire pesanti umiliazioni.


Credo emblematico che un perfetto sconosciuto, alla prima candidatura, senza parenti e amici ma nipote di una persona che si autodefinisce determinante per le sorti politiche-economiche del paese, riesca ad ottenere 237 preferenze ed essere il primo eletto nella lista vincente alle ultime amministrative.


Questa è un’anomalia che hanno notato tutti i cittadini e che per le strade viene discussa e affrontata.


Tutti si chiedono “Perché?”, “Come è possibile?”.


Spero che queste domande se le sia fatte anche chi è preposto dallo Stato a farsela, Spero che chi è stato allertato senta forte il dovere di analizzare questi fenomeni e dare delle risposte a tutta la cittadinanza. Altrimenti siamo senza speranza.


Cittadini, anche se in questo momento io e tutto il mio gruppo ci sentiamo amareggiati e spiazzati dal risultato delle urne, possiamo sicuramente promettervi che continueremo ad essere presenti. Nessuno si illuda di poter fare quello che vuole per garantire i benefattori a discapito della gente onesta e giusta.


Ancora una volta chiediamo l’aiuto della gente libera, delle persone che non abbassano la testa e che sono disposti a lottare per un collettività libera. Veramente libera.


Il lavoro del gruppo Insieme per il Rinnovamento continua con maggiore coscienza e responsabilità. E’ necessario informare i cittadini su cosa ha determinato il risultato delle urne. E’ necessario dare un punto di riferimento al malumore che serpeggia per le strade di Isola delle Femmine e denunciare pubblicamente l’illegalità e il malaffare.


Speriamo che gli organi istituzionali siano diposti a fare la loro parte indagando e facendo luce su tutte quelle situazioni poco chiare.


Se ci fermiamo, se smettiamo di lavorare al programma, se non informiamo la collettività, se abbandoniamo le speranze dei cittadini liberi, allora alla prossima competizione elettorale i poteri forti, esercitando la propria pressione, continueranno a comandare e tutto il resto servirà da comparsa solo per mascherare questa silenziosa realtà.



Antonino Rubino e il Gruppo Insieme per il Rinnovamento






Le parole sono pietre (Carlo levi)


Lo scorso 8 giugno abbiamo inconsapevolmente celebrato il funerale della democrazia a Isola delle Femmine: Il risultato elettorale che si è via via profilato durante lo spoglio, ha chiarito come il denaro abbia evidentemente falsato e orientato il consenso dei cittadini isolani.


Il moltiplicarsi dei provvedimenti amministrativi di favore emessi dalla giunta Portobello nei giorni immediatamente anteriori al voto, le assunzioni concretizzartesi per pure finalità elettorali, gli interventi di manutenzione ordinaria realizzati straordinariamente poche ore prima di entrare nell’urna, le centinaia di migliaia di euro viaggianti per le strade di Isola – abilmente mosse da una squadra di costruttori di consenso a prezzi di mercato – hanno decretato la decadenza morale e politica della comunità isolana.


Nel progetto Isola hanno trovato rifugio lupi ed agnelli –atei, santi e miscredenti – mafia e antimafia – guardie e ladri – ambientalisti e cementificatori – neri, bianchi, rossi, verdi e verdoni – il tutto miracolosamente cementato da un coacervo di interessi privati, personali, familiari e tribali.


Isola delle Femmine non può dirsi rappresentata da chi ha estorto il consenso con le armi del ricatto occupazionale, economico, psicologico. L’operato della giunta Portobello 2004-2009 è stato di fatto nullo, la campagna elettorale del Progetto isola priva di contenuti dialettici, i candidati di punta perfetti sconosciuti, la ragione conduce ad un’unica ovvia conclusione: a vincere è stato il partito del mattone.


Non i pescatori, non gli studenti, non le famiglie, non gli operai, non gli isolani d’adozione, non i disoccupati, non gli anziani: nessuno oggi si sente responsabile del risultato dell’8 giugno e nessuno vuole la paternità di un simile misfatto. Del resto i 1700 elettori del Progetto Isola non hanno espresso un voto, hanno firmato una cambiale.


Le nostre affermazioni non sono la reazione a caldo di un gruppo sconfitto, le nostre denunce non sono un messaggio provocatorio, la virulenza dei nostri messaggi è figlia dello sdegno e dello scandalo che avete suscitato in tutti i cittadini liberi.


La vostra non è una vittoria che vi dà onore, è la vostra resa alla paura di perdere la poltrona, con tutti i suoi privilegi e le sue garanzie: dei risultati dell’8 giugno non potete rimngraziare la gente, potete solo ringraziare il denaro. Che per inciso non era neppure vostro. E nessuno può dare copertura morale e legale a quel che avete fatto.


Assicuriamo agli isolani l’impegno per un’opposizione libera, coraggiosa, determinata, ceh ripudia le logiche del compromesso: continueremo a opporci ad ogni tentativo di violazione dei diritti dei cittadini e di utilizzo privatistico dell’amministrazione pubblica.


Portobello-Aiello non possono intimarci di tacere: se non parlassimo noi, urlerebbero le pietre.



Stefano Bologna


Isola delle Femmine



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Siamo in attesa di una dichiarazione da parte del Professore Gaspare Portobello sull'esito del risultato delle elezioni amministrative di isola delle Femmine






Riceviamo e pubblichiamo

8 Giugno 2009 Isola delle Femmine



Dalle urne per il rinnovo dell'AmministrazioneComunale e del Sindaco esce un risultato che ha dell'incredibile: viene eletta l'Amministrazione Portobello con Lui Sindaco; ma come mai?


Questa è la domanda che a distanza di 20 giorni tutti o quasi i cittadini si pongono.

Per cinque anni non c'è stato un solo cittadino che non si sia lamentato per come Portobello e la sua giunta ha lavorato.

Quali erano le critiche ricorrenti dei cittadini?

Il paese è sporco, la raccolta dei rifiuti è inesistente, assente per le opere pubbliche, assente per le problematiche giovanili, assente per lo sport, assente per il decoro urbanistico, praticamente abbiamo un'Amministrazione ASSENTE su tutto.

Chiaro ed esplicito erano i giudizi ed il non consenso dei Cittadini di Isola delle Femmine:

Portobello e la sua giunta ha fatto il suo tempo.

OGGI tutti si chiedono: Cosa è successo?

E' successo che Portobello ha ricevuto un miracolo ( e sappiamo da chi lo ha ricevuto) e tutto quello che non ti aspetti è ACCADUTO.

A Isola non basta lavorare per cinque anni denunciando fatti e misfatti: se non denunci l'innefficienza di un'Amminsitrazione inesistente, se cerchi di dialogare con i cittadini per poi lavorare siu di un programma, un progetto per rinnovare le ideee, i valori e l'interesse del paese, tutto questo non basta; basta avere alle spalle un mago con la bacchetta magica, o Paperon de Paperoni, e il gioco è fatto.

Ma il rammarico più grande è l'indifferenza della gente l'accettare il tutto come una sorta di fatalismo; vedere che tutti ne parlano a bassa voce e non avre il coraggio di GRIDARLO e doire BASTA a questo tipo di dittatura che si crea a Isola ogni CINQUE anni.

Di avere il coraggio di dire BASTA a quelle poche persone che con il loro potere economico, e non solo, decidono quali persone devono amministrare il paese, sapendo che poi verranno ripagati in favori e concessioni di vario tipo e non pensando che Isola e i suoi cittadini riimangono fermi rispetto ad altri paesi, ma l'importante che non rimanga fermo il loro conto in banca.

Su tutto questo i cittadini devono riflettere, devono dire basta all'Amministrazione apatica, basta ad una DITTATURA ELETTORALE, bisogna ritornare liberi di esprimersi, di esternare le proprie idee, liberi di farsi amministrare da persone con dei programmi, progetti e non da persone che pur non avendo programmi n[ progetti, che non avendo vita sociale ad Isola, si ritrovano a fare il Vice Sindaco solo perch[ avendo parenti facoltosi si ritrovano pieni di voti.

I regali finiscono, le bollette pagate finiscono, gli affitti di casa finiscono, ma soprattutto la dignit" finisce.

Il paese rimane sporco, i problemi rimangono e cosi facendo fra cinque anni, sara la stessa cosa.


Cittadini alziamo la testa e riflettiamo se tutto questo è giusto


Pino Rubino


articolo che trova la nostra completa condivisione
Brogli alle elezioni comunali Tutto da rifare, si riparte a ottobre

Tutto da rifare. Il processo sui presunti brogli alle elezioni comunali di Palermo del 2007 deve ricominciare dall’inizio. Stamane il gup del tribunale di Palermo, Ettorina Contino, ha accertato un vizio di procedura che azzera il contatore e dà appuntamento al prossimo ottobre. Il processo, che si celebra con rito abbreviato, vede imputati sei presidenti di seggio che avrebbero manomesso grossolanamente le schede elettorali.
La questione nasce dall’istanza di costituzione di parte civile da parte di due cittadini palermitani. Secondo la legge del 1960, per questo tipo di reato, possono ritenersi parte lesa tutti gli elettori del comune di Palermo, per cui il Municipio deve dare avviso della possibilità attraverso pubblici proclami: pubblicazioni sui giornali e sulla gazzetta ufficiali e altre forme di pubblicità. Ciò non è avvenuto per cui il processo è stato dichiarato nullo.
Ma se la legge in questione consente ai cittadini di essere considerati parte lesa, d’altra parte accorcia il periodo di prescrizione a due o tre anni. Va da sé che, paradossalmente, più cittadini chiederanno la costituzione di parte civile, più i tempi del processo si allungheranno avvicinandosi alla prescrizione.

venerdì 3 luglio 2009

RIFIUTI POLITICA E SERVIZI SEGRETI


Rifiuti politica e servizi segreti
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Politica e servizi segreti dietro le emergenze sospette della Campania

Tra rifiuti e depuratori si profila un nuovo scenario in Campania. Una nuova emergenza dopo quella drammatica e senza fine dell’immondizia, destinata ad essere nuovamente risolta con misure drastiche. Gli interessi nascosti e il desolante quadro di decadenza della società italiana.





I depuratori sono stati manomessi o appositamente lasciati marcire. Non è possibile che su cinque impianti di trattamento acque tutti funzionino tra il 10% e il 20%. Il litorale flegreo-domitio continua ad essere evitato dai bagnanti, e sfortunatamente per i gestori degli stabilimenti balneari si è messo di mezzo anche l’assessore regionale all’ambiente Walter Ganapini, ex presidente di Greenpeace e membro della sezione Ambiente presso l’Unione Europea. Uno che dovrebbe essere esperto della materia, dunque. In una recente intervista ha dichiarato che, sebbene i dati diffusi dall’ARPAC siano rassicuranti sulla qualità delle acque marine, eviterebbe comunque di fare il bagno a Napoli. Dichiarazioni contraddittorie che hanno fatto gridare all’ennesimo allarmismo ingiustificato.


Le voci su malattie misteriose capitate a chi si tuffava in mare hanno creato il caos: dalle famigerate bolle coi vermi comparse sulla pelle, al ritrovamento di feti umani in mare, fino ai decessi improvvisi di bambini che avevano appena fatto il bagno a Monte di Procida. Molti i personaggi degli ambienti ospedalieri che hanno diffuso questo allarmismo tra la popolazione. Ma cosa c’è dietro a tutto questo? Il mare è inquinato, questo è indubbio. Ma dopo anni di menefreghismo istituzionale, perchè questa improvvisa escalation di allarmi e psicosi?

Sul litorale flegreo incombe un progetto multimilionario, dai costi che superano i 600 milioni di euro. Sono previste la costruzione di nuove stazioni ferroviarie, di porti, strade, parcheggi, il risanamento del Rione Terra a Pozzuoli, il riammodernamento della Tangenziale e la bonifica dell’area industriale ex Sofer, quest’ultima opera finanziata da fondi privati. Il denaro pubblico da spendere equivale a 500 milioni di euro, il resto proviene dal patrimonio degli imprenditori interessati all’affare. E’ in particolare il riconvertimento dell’area industriale ex Sofer in area turistico-ricettiva a destare curiosità. La società che dovrà eseguire le opere si chiama “Waterfront”, nella quale partecipano celebri partner come Pirelli, Milano Investimenti e Finmeccanica. Il titolare di Waterfront si chiama Livio Cosenza, padre dell’onorevole Giulia Cosenza eletta tra le file del PDL e membro della Commissione Ambiente e Territorio. Un conflitto d’interessi in famiglia? Chissà. Sta di fatto che proprio l’on. Cosenza ha ultimamente richiesto maggiori fondi pubblici per la bonifica dell’area flegrea, gravemente compromessa dall’attività del depuratore di Cuma e di altre pratiche criminali eseguite da imprese legate all’esercito, come l’Alenia Finmeccanica, e dal clan dei Casalesi. La promessa è la solita: il rilancio del turismo. In molti tuttavia denunciano le contraddizioni di questo grandioso progetto, che avrebbe ben poco di pubblico e consegnerebbe di fatto le aree bonificate nelle mani dei privati.



Oltre ad alimentare il traffico illecito dei rifiuti tossici, come denunciato nel precedente articolo, lo scandalo depuratori ricorda molto l’annosa vicenda dei rifiuti. In altre parole, si crea un’emergenza, cosicchè sarà il popolo stesso a richiedere misure drastiche per risolverla. Ed infatti i nostri politici sono già al lavoro, in primis il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino (alias Nick ’o Americano e proprietario del combustibile esploso a Viareggio), possibile candidato di Berlusconi alla presidenza della Regione Campania, ha richiesto il commissariamento del litorale flegreo-domitio e l’istituzione di ronde di volontari, ripetendo quanto già fatto per l’emergenza rifiuti e per la bonifica del fiume Sarno, tuttora il più inquinato d’Europa. Inoltre sempre l’on. Giulia Cosenza ha annunciato che presenterà in Parlamento una proposta per militarizzare gli impianti di depurazione campani, dichiarati fuorilegge dall’ARPAC anche se raggiungessero il 100% della funzionalità, in quanto obsoleti e privi delle nuove tecniche di depurazione.


Schiereranno soldati anche nei depuratori, proprio come hanno fatto nelle discariche e negli inceneritori. Una Regione allo sfascio, già presidiata da basi militari NATO, dal vertice della Flotta Navale USA in Europa e da numerose caserme dell’esercito italiano, alcune delle quali trasformate (specialmente nel salernitano) in depositi di stoccaggio dei rifiuti urbani. La militarizzazione come principale mezzo di risoluzione di problemi di ordinaria amministrazione.



Nel frattempo a Pozzuoli è scoppiato un contenzioso tra il sindaco Pasquale Giacobbe e l’assessore Walter Ganapini. Quest’ultimo afferma che il Comune flegreo non è allacciato al depuratore e che dunque scarichi di frequente i liquami in mare, mentre Giacobbe al contrario afferma che questo avviene solo quando la quantità accumulata dal sistema fognario è eccessiva. Ma proprio l’assessore regionale Walter Ganapini è in questi giorni oggetto di feroci attacchi da parte delle associazioni ambientaliste, che vedono nella sua attuale linea di governo un rovesciamento dei suoi iniziali propositi. Ganapini ha infatti in questi giorni autorizzato i cementifici a servirsi delle famigerate ecoballe come combustibile per i forni. L’accordo è stato siglato con il direttore generale dell’Aitec, Francesco Curcio. I CDR a norma, quindi non quelli stipati a milioni tra Taverna del Re e dintorni, andranno a finire nelle aziende “Italcementi” di Pontecagnano, “Cementir” e “Moccia” di Maddaloni. Proprio la Italcementi, all’inizio del 2008, venne coinvolta in un’inchiesta giudiziaria che portò al sequestro della Calcestruzzi spa, sua controllata, amministrata da Mario Colombini, arrestato con svariate accuse a suo carico, tra cui l’aggravante di avere agevolato l’attività della mafia. Stessa sorte per Carlo Pesenti, amministratore delegato di Italcementi, indagato per concorso in riciclaggio, impiego di denaro e beni di provenienza illecita, nonchè di aver avvantaggiato la mafia. La Cementir, invece, è di proprietà del noto imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, proprietario tra l’altro di numerosi giornali, tra cui Il Mattino di Napoli e Il Messaggero. Caltagirone rischia un processo penale insieme all’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, entrambi sospettati dagli inquirenti di aver celato un’attività speculativa dietro il contropatto Unipol-Bnl, in cui sono coinvolti anche altre persone come Gianpiero Fiorani e Danilo Coppola.

Dare in mano ai cementifici le ecoballe equivale a trasformarli in veri e propri inceneritori, inoltre dietro a questa manovra i proprietari degli impianti possono aggirare una serie di normative europee, trasformando sulla carta il CDR prodotto dall’impacchettamento di rifiuti solidi in bio-carburante “ecologico”. Una bella truffa ambientale.


Vedere Walter Ganapini, ex presidente di Greenpeace, che firma concessioni e autorizzazioni ad aziende che operano in spregio della salute umana e dell’ambiente è un colpo al cuore. Eppure fino ad un anno fa era stato promotore di diverse denunce nei confronti dei responsabili della malagestione dell’emergenza rifiuti. Dichiarò apertamente la parola“termovalorizzatore” priva di significato, ribadendo che è solo una simpatica trovata per non chiamare un impianto di combustione rifiuti “inceneritore”; dichiarò tramite un’intervista su Youtube, pubblicata anche dal blog di Beppe Grillo, di aver trovato una vasca a norma già pronta in località Parco Saurino, nel casertano, ottima per accogliere tutti i rifiuti campani per alcuni anni e organizzare così in questo lasso di tempo una filiera efficiente del riciclaggio e del compostaggio. Insomma una discarica sicura (caso più unico che raro) e in grado di evitare tutto il macello finora combinato. Ma stranamente non se ne fece nulla. Le due vecchie discariche di Parco Saurino vennero poi sequestrate dalla magistratura in quanto il percolato aveva invaso i campi agricoli circostanti e compromesso la falda del luogo.



Oggi Ganapini sembra molto cambiato, e forse c’è un motivo. In questa registrazione audio fatta a sua insaputa durante un incontro con le associazioni, l’assessore rivela di essere stato richiamato dal capo dei servizi segreti riguardo l’annosa questione della discarica di Parco Saurino e di essere stato informato di un diretto coinvolgimento della Presidenza della Repubblica. Rivela inoltre di essere stato oggetto di intimidazioni, come il tamponamento avvenuto ai suoi danni sull’autostrada di Modena e le minacce subite da un gruppo di sconosciuti motorizzati in Piazza del Gesù a Napoli. Una vicenda che aprirebbe scenari ben più inquietanti e compromettenti.





Parco Saurino deve essere dunque il punto cruciale di tutta la vicenda rifiuti campana se, come dichiarato da Walter Ganapini, abbia attirato l’attenzione dei servizi segreti e del presidente della Repubblica. Nel 2002 vennero abbandonati in questo posto i macchinari necessari a rendere gli impianti CDR a norma. Per chi non lo sapesse infatti, gli impianti CDR sono stati anche progettati per il TMB e il compostaggio, frutto della migliore tecnologia tedesca. Tuttavia la gestione Impregilo sabotò gli stabilimenti e rese solo la terza linea, quella dei CDR appunto, “funzionante”. Un crimine efferato di cui l’azienda se n’è lavata le mani.


Camorra, servizi segreti e apparati dello Stato. Sarebbe il caso di rileggersi l’articolo di Valeria Chianese comparso su “L’Avvenire” qualche tempo fa. E scoprire che gli apparati “deviati”, responsabili anche della morte di Falcone, Borsellino e della loro scorta, sono presenti anche in Campania.


ITALCEMENTI RIFIUTI INCENERITORI PNEUMATICI CDR
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TORRETTA Chieste le condanne per il Clan

COSA BOLLE IN PENTOLA? albo pretorio isola delle femmine
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Sciolto il Consiglio Comunale per infiltrazione Mafiosa
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BILANCIO PREVISIONE 2008 CONSUNTIVO 2007 CORTE DEI CONTI
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ATO RIFIUTI GESTIONE COSTI E DEBITI
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SANGUE all’arsenico per gli abitanti di GELA
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LOMBARDO FORMA LA NUOVA GIUNTA
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La trasparenza come strumento di controllo legge 15 marzo 2009
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NEL REGNO DI LO PICCOLO TORRETTA CONTROLLATA DAL CLAN
Caricato da isolapulita -





Mafia: clan Torretta, chieste condanne 24 anni






1 Luglio 2009
Palermo.
Condanne a 24 anni di carcere sono state chieste, complessivamente, dal pm Antonio Altobelli, nei confronti di quattro, tra boss, imprenditori e funzionari comunali, accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa e concorso in associazione mafiosa.



Il processo si svolge davanti ai giudici della V sezione del tribunale di Palermo. La pena più alta (8 anni) è stata sollecitata per Gaspare
Caravello, ritenuto dagli inquirenti il "cassiere" della famiglia mafiosa palermitana di Passo di Rigano. Sei anni sono stati chiesti per Benedetto Dragotta, ex capo ufficio tecnico del Comune di Torretta, accusato di avere favorito gli interessi delle cosche dell'aggiudicazione degli appalti comunali. Sei anni la pena chiesta anche per l'imprenditore Francesco Spinelli, imputato di avere pagato una tangente a Dragotta e di essersi intestato terreni realmente appartenenti ai boss Pipitone. Infine, il pm ha sollecitato la pena di 4 anni per il quarto imputato: Andrea Licata. L'udienza è stata rinviata al 7 luglio per le conclusioni dei difensori.

ANSA



http://www.antimafiaduemila.com/content/view/17414/48/


Si è svolto davanti alla V sezione del tribunale di Palermo il processo nei confronti di Gaspare Caravello, Benedetto Dragotta, Francesco Spinelli e Andrea Licata, accusati di far parte del mandamento di Passo di Rigano- Boccadifalco e della famiglia mafiosa di Torretta e per i quali il pm Antonio Altobelli ha chiesto un totale di 24 anni. Per Gaspare Caravello, imputato per associazione mafiosa, è stata chiesta la pena più alta, di otto anni. Secondo gli inquirenti, Caravello sarebbe stato il punto di riferimento per la gestione degli interessi economici delle due famiglie. Sei anni, invece, per Benedetto Dragotta, ex capo ufficio tecnico del Comune di Torretta, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa perchè avrebbe favorito gli interessi delle cosche nell’aggiudicazione e nella concessione di appalti e servizi pubblici. Stessa pena chiesta anche per l’ imprenditore Franceso Spinelli, che si sarebbe fatto intestare alcuni terreni appartrenenti, in realtà, ai boss Angelo e Antonino Pipitone. Infine, il pm ha chiesto la pena di quattro anni di reclusione per Andrea Licata, un architetto che avrebbe presentato e firmato progetti voluti da Dragotta. Al processo si sono costituiti parte civile: l’associazione Sos impresa, difesa degli avvocati Fausto Amato e MariaLuisa Martorana; gli Industriali della Provincia di Palermo e l’associazione Pio La Torre, assistiti dall’avvocato Ettore Barcellona; il comitato Addio Pizzo e la Fai difesi dagli avvocati Salvatore Caradonna e Salvatore Fiorello; Confcommercio assistita dall’avvocato Fabio Lanfranca e la Provincia di Palermo con l’ avvocato Concetta Pillitteri. Per le conclusioni dei difensori si dovrà aspettare la prossima udienza che è stata fissata per il 7 luglio.












Italia 2007 ...



MAFIA. PALERMO. Operazione della polizia contro il mandamento di Boccadifalco-Passo di Rigano. Imprenditori, liberi professionisti e due funzionari pubblici tra gli arrestati. Quattordici le ordinanze di custodia cautelare - a cura di pfls




giovedì 9 agosto 2007.






[...] Dall’inchiesta della polizia sono inoltre emersi stretti rapporti tra le famiglie palermitane, in particolare quella di Torretta, e la mafia americana. In particolare, secondo gli investigatori, a tenere i contatti con le cosche d’Oltreoceano e a curare i traffici di denaro e droga tra i boss dei due paesi sarebbe stato un uomo che nelle conversazioni intercettate dagli investigatori veniva chiamato "u Frankie’, identificato poi in Frankie Calì, uomo d’onore del clan mafioso dei Gambino e parente dei boss Inzerillo, fuggiti negli Usa dopo la guerra di mafia degli anni Ottanta. E infatti in indagini recenti gli inquirenti avevano accertato che il rientro in Sicilia degli Inzerillo sarebbe stato auspicato proprio da Lo Piccolo, che con la famiglia di Torretta ha stretto una forte alleanza [...]





Gli ordini di custodia cautelare sono stati emessi contro diversi componenti del mandamento mafioso di ’Boccadifalco-Passo di Rigano’. Tra le accuse, l’aver protetto il boss latitante Lo Piccolo




- Mafia, operazione nel palermitano
- Arrestati anche funzionari pubblici




- Rilascio ’compiacente’ di alcune licenze edilizie.
- Indagati anche imprenditori e professionisti
- Emersi dall’indagine stretti legami con le cosche americane: teneva i contatti Frankie Calì




PALERMO - Operazione della polizia a Palermo contro il mandamento mafioso di Boccadifalco-Passo di Rigano, che secondo gli inquirenti ha protetto nel corso della sua latitanza Salvatore Lo Piccolo, uno dei boss emergenti del dopo-Provenzano. Quattordici le ordinanze di custodia cautelare: tra gli arrestati anche imprenditori, liberi professionisti e due funzionari pubblici, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa per il rilascio, ritenuto "compiacente", di alcune licenze edilizie.




La latitanza di Lo Piccolo e gli altri illeciti. Lo Piccolo ha trascorso un periodo della sua latitanza nel territorio della "famiglia" di Torretta, che fa capo appunto al mandamento di Boccadifalco-Passo di Rigano. Ma aver protetto il boss è solo uno dei reati tra quelli per cui vengono accusati gli arrestati, che devono rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso in impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, estorsione. Ad alcuni viene invece contestato il solo concorso esterno in associazione mafiosa.




Lo Piccolo sfuggito tre volte alla cattura. Dalle intercettazioni utilizzate dalla polizia per portare a termine l’indagine e gli arresti è emerso che Lo Piccolo, latitante da anni assieme al figlio Sandro, è sfuggito per tre volte alla cattura. Il ’reggente’ della famiglia mafiosa di Torretta, Vincenzo Brusca, parlando per telefono al nipote Nicolò Testa ha detto che Lo Piccolo "ha cambiato zona se ne è andato", dal momento che "... a lui gli hanno fatto ’la zampata’ tre volte e lui ... loro entrano di qua e lui esce di là se l’è fatta franca così ... franca per miracolo proprio". Dunque, in passato gli investigatori sono arrivati vicinissimi a Lo Piccolo, riuscito a dileguarsi tre volte "per miracolo".




I nomi dei 14 arrestati. Tra gli arrestati, Calogero Caruso, 70 anni, ritenuto il capo della "famiglia" di Torretta e che era libero per decisione del Tribunale del riesame dopo essere stato arrestato una prima volta due anni fa. Gli altri provvedimenti giudiziari riguardano Rosario Bordonaro, 55 anni, impiegato dell’Ufficio tecnico del Comune di Torretta; Gaspare Caravello, 41 anni; Antonio Di Maggio, 35 anni; Benedetto Dragotta, 58 anni, funzionario del Comune di Torretta; Salvatore Ferranti, 36 anni; Matteo La Barbera, 34 anni, e Pietro La Barbera, 32 anni, figli del vecchio boss Michelangelo La Barbera; Andrea Licata, 47 anni, architetto libero professionista; Stefano Mannino, 58 anni; Rosario Mignano, 43 anni, imprenditore; Francesco Sirchia, 69 anni; Francesco Spinelli, 49 anni, imprenditore. Altre cinque persone sono indagate, e per una di queste il gip non ha accolto la richiesta di misura cautelare proposta dalla Procura.




’La casetta delle delizie’ e il riciclaggio. Un filone dell’indagine ha riguardato attività di riciclaggio che sarebbero state realizzate dai fratelli La Barbera, in particolare attraverso la società in accomandita semplice "La casetta delle delizie" per la gestione di snack bar, tavole calde, gelaterie, pasticcerie, rivendite di alimentari e casalinghi, costituita nel maggio del 2003. Sono stati infatti sequestrati l’omonimo panificio di via Leonardo da Vinci a Palermo e un terreno in contrada Codilla Falconieri a Torretta.




I collegamenti con la mafia Usa. Dall’inchiesta della polizia sono inoltre emersi stretti rapporti tra le famiglie palermitane, in particolare quella di Torretta, e la mafia americana. In particolare, secondo gli investigatori, a tenere i contatti con le cosche d’Oltreoceano e a curare i traffici di denaro e droga tra i boss dei due paesi sarebbe stato un uomo che nelle conversazioni intercettate dagli investigatori veniva chiamato "u Frankie’, identificato poi in Frankie Calì, uomo d’onore del clan mafioso dei Gambino e parente dei boss Inzerillo, fuggiti negli Usa dopo la guerra di mafia degli anni Ottanta. E infatti in indagini recenti gli inquirenti avevano accertato che il rientro in Sicilia degli Inzerillo sarebbe stato auspicato proprio da Lo Piccolo, che con la famiglia di Torretta ha stretto una forte alleanza.


















MAFIA. PALERMO. Operazione della polizia contro il mandamento di Boccadifalco-Passo di Rigano. .... Riemerge il ponte tra le famiglie mafiose palermitane e quelle di New York.9 agosto 2007, di Federico La Sala






Blitz a Palermo: nel mirino le famiglie di Passo di Rigano e di Torretta



- Mafia: nuovi legami tra Palermo e New York
- Torna l’asse Sicilia-Brooklyn.




Tra i 14 arrestati imprenditori, liberi professionisti e due funzionari pubblici *




PALERMO - Riemerge il ponte tra le famiglie mafiose palermitane e quelle di New York nell’inchiesta della Dda di Palermo che ha portato a un blitz della notte scorsa contro il "mandamento" di Passo di Rigano-Boccadifalco e la "famiglia" di Torretta. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa a carico di 14 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione e riciclaggio, e tutte arrestate. Tra gli arrestati anche imprenditori, liberi professionisti ed alcuni insospettabili colletti bianchi tra cui due funzionari pubblici.




IL LEGAME CON NEW YORK - Dall’attività investigativa della Squadra Mobile è venuta infatti la conferma dei buoni rapporti che la "famiglia" di Torretta mantiene mafiosi americani. Un legame storico che già negli ’80 era emerso nell’operazione antidroga «Iron Tower», condotta dalla Dea americana e della Criminalpol di Palermo che aveano arrestato tra gli altri, il capomafia americano Joe Gambino e molti boss e gregari palermitani inseriti nelle "famiglie" di Passo di Rigano e di Torretta.




IL BOSS - Rapporti che venivano tessuti soprattutto da Vincenzo Brusca, 63 anni, ufficialmente pensionato dell’Amat, l’azienda del trasporto locale di Palermo, ma secondo gli inquirenti in realtà "reggente" del clan di Torretta fino a quando non era stato arrestato nel 2005, e aveva preso il posto Calogero Caruso, una delle persone arrestate la notte scorsa. Brusca in passato si era recato più volte negli Usa, dove poteva contare su appoggi anche di parenti, come il cugino Santino Zito, e dove secondo la Dda di Palermo si interessava a speculazioni immobiliari a Brooklyn, il quartiere italo-americano di New York. In alcune intercettazioni, Brusca parlava con Salvatore Badalamenti, considerato esponente delle "famigliè americane", di «cristiani di Broccolino», che avevano interesse a partecipare alla realizzazione di un edificio, e si proponeva come mediatore per appianare contrasti che erano sorti tra mafiosi newyorkesi al riguardo.




INTERCETTAZUIONI - «A lui gli hanno fatto la "zampata" tre volte. Loro entrano di qua e lui esce di là: se l’è fatta franca così, proprio per miracolo». Così l’ex capomafia di Torretta, Vincenzo Brusca, non sapendo di essere intercettato, raccontava a un amico le fughe del superlatitante palermitano Salvatore Lo Piccolo, ricercato da oltre venti anni. La conversazione è riportata nell’ordinanza di custodia cautelare.




TRA GLI ARRESTATI ANCHE DUE DIPENDENTI COMUNALI - Tra gli arrestati nell’ambito dell’operazione antimafia condotta dalla squadra mobile di Palermo e coordinata dalla Dda del capoluogo siciliano ci sono anche due ex funzionari del comune di Torretta, in provincia di Palermo. Si tratta di Benedetto Dragotto, ex capo dell’ufficio tecnico, e Rosario Bordonaro. Secondo gli inquirenti avrebbero consentito il controllo della gestione di concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici da parte dell’associazione mafiosa, in particolare della famiglia di Torretta.




* Corriere della Sera, 09 agosto 2007