SCORGERE LA VERITÀ' E LA DIGNITÀ' DELL'UOMO SOLO ATTRAVERSO LA VERITÀ' DIVENIAMO LIBERI, E SOLO LA LIBERTÀ' CI RENDE INCONDIZIONATAMENTE PRONTI ALLA VERITÀ'




Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).







 


 


 




 


 


 











domenica 15 giugno 2014

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: SCIACCA, STORIE DI MAFIA: "LA LATERIZI FAUCI PAGAV...

SCIACCA, STORIE DI MAFIA: "LA LATERIZI FAUCI PAGAVA IL PIZZO CON LA FATTURA"


 

Il collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati, ex padrino della provincia di Agrigento, durante il processo a carico dell'imprenditore favarese Stefano Valenti, ha svelato altri retroscena che riguarderebbero la Fauci Laterizi di Sciacca ed il racket che quest'ultima avrebbe dovuto pagare a Cosa Nostra. Di Gati, che ha confermato di aver riscosso personalmente in passato il denaro, ha anche aggiunto di non aver mai incontrato Salvatore Fauci.
La ditta saccense, secondo il collaboratore di giustizia, sarebbe stata costretta a pagare per almeno quindici anni il pizzo a Cosa Nostra, pagando le estorsioni con la fattura. Secondo l'assetto conosciuto di Cosa Nostra, al comando di ogni città e paese ci sarebbe una famiglia. Sopra le famiglie, il rappresentante provinciale o capi mandamento. Un'evoluzione specifica della primissima divisione tra associati, soldati, uomini d'onore, capiregime e boss.
Secondo Di Gati, l'impresa della famiglia Valenti, per decisione di Giovanni Brusca, lavorava nei tre cantieri che la Fauci aveva in Sicilia. Brusca ed i vertici della mafia siciliana dell'epoca, oltre al pagamento del pizzo avrebbero imposto anche la manodopera. La Fauci avrebbe pagato inizialmente 40 milioni di lire l'anno oltre a duemila lire per ogni metro cubo di argilla che produceva. Ma l'ex capo mandamento della provincia, durante la deposizione di ieri che si è svolta presso il tribunale di Agrigento, ha anche rivelato le modalità di pagamento del pizzo. Fauci – secondo il boss di Racalmuto – emetteva una fattura maggiorata e Valenti portava il contante al rappresentante provinciale di Cosa Nostra che negli anni novanta era Salvatore Fragapane. Di Gati racconta che dopo l'operazione Akragas avvenuta il 20 aprile del 1998 e l'arresto di Fragapane, cambiarono gli assetti, ma le modalità restarono le medesime anche se - sottolinea il collaboratore di giustizia – per un certo periodo la quota annuale imposta da Cosa Nostra venne congelata. Dopo l'arresto di Salvatore Fragapane, il posto viene preso dal fratello Giuseppe e poi da Giuseppe Fanara. A Fanara subentrò proprio Maurizio Di Gati.
Nel 2004, però, il boss di Racalmuto viene messo da parte e Fauci – secondo la deposizione del collaboratore di giustizia - inizierebbe a pagare il pizzo a Giuseppe Falsone che toglie i Valenti, collocando i Morreale. Ma l'estromissione dei Valenti dura poco, grazie all'intercessione della potente famiglia mafiosa Maranto di Termini Imerese, dove Fauci aveva uno stabilimento.
Ieri è stato ascoltato anche il ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra, Angelo Siino, che ha raccontato dell'escamotage trovato per pagare le estorsini. Secondo Siino, Fauci avrebbe gonfiato le fatture anche perchè – ha aggiunto il collaboratore di giustizia – non voleva che si pagasse in nero. Il processo è stato rinviato al prossimo sei novembre. Visualizzazioni 210






Italcementi. Agli atti anche nuove dichiarazioni di Siino: Incontrai Pesenti
di Silvia Cordella - 18 giugno 2008

Durante l’udienza per l’incidente probatorio dello scorso lunedì, richiesto dai difensori della Italcementi... i magistrati della Procura di Caltanissetta, il procuratore Sergio Lari, l’aggiunto Renato Di Natale e il sostituto Nicolò Marino, tra i vari documenti hanno depositato agli atti dell’inchiesta sulla Calcestruzzi Spa, un fascicolo concernente le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Angelo Siino in merito ai vecchi rapporti d’affari tra la holding del cemento e l’organizzazione mafiosa.  

Il plico relativo al racconto del collaboratore di giustizia, all’epoca dei fatti vicino al boss Stefano Bontade, rientra nell’inchiesta che lo scorso gennaio ha coinvolto la Calcestruzzi Spa, accusata di aver creato nei sui impianti in Sicilia fondi neri da indirizzare a Cosa Nostra.

Dopo l’arresto in Sicilia dei suoi capiarea, dell’amministratore delegato e l’avvio di un nuovo procedimento d’indagine contro Carlo Pesenti, il consigliere delegato della Italcementi Group (l’azienda che controlla Calcestruzzi) indagato per concorso in riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, aggravati dall'articolo 7 e cioè dall'avere avvantaggiato la mafia, le   rivelazioni di Siino sono destinate a comporre il nuovo faldone investigativo. Il collaboratore di giustizia definito non a torto il “Ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra”, nei mesi scorsi aveva chiesto espressamente di parlare con i magistrati dopo aver riconosciuto il volto in televisione di Giampiero Pesenti, presidente del gruppo Italcementi.

Siino rievoca una vicenda accaduta sul finire degli anni Settanta quando Antonino Buscemi (allora contitolare della Calcestruzzi Palermo, il quale si riforniva di cemento proprio dalla Italcementi)  gli chiese di “intervenire” personalmente presso l’allora sindaco del Comune di Isola delle Femmine, Vincenzo Di Maggio per convincerlo ad approvare la produzione del cemento nell’impianto di quella città. Secondo il racconto del pentito però Di Maggio si opponeva al progetto «ostacolando la costruzione di un ulteriore forno adducendo problemi di inquinamento, etc.».

Per sbloccare la questione Siino e Buscemi organizzarono un incontro nella sede della Italcementi in Sicilia con tale Cedrini, dirigente della società. «Nell’occasione – ha raccontato Siino ragionammo su come poter risolvere la questione, lasciando intendere la possibilità di dover corrispondere somme di denaro al sindaco». Fu Cedrini, che non aveva nessun titolo per assumere tali decisioni, a rappresentare la possibilità di incontrare gli esponenti aziendali».

L’incontro avenne a Roma nelle vicinanze del bar Donei in via Veneto, precisamente nell’ufficio legale di Italcementi. Lì, Angelo Siino conobbe il dott. Pesenti. «Assieme al Cedrini, affrontammo l’argomento relativo agli ostacoli per la produzione che poneva il Di Maggio, ed il Pesenti, immediatamente cogliendomi di sorpresa, rappresentò che non era disposto a sborsare, a titolo di tangente, più di duecento-duecentocinquantamilioni di lire, chiosando sul fatto che Di Maggio gli aveva in precedenza creato problemi, senza specificare quali». 

Ma per il sindaco la Italcementi avrebbe dovuto fare qualcosa di più per la popolazione, in particolare la costruzione di una circonvallazione tra la cementeria e la spiaggia. Richiesta che necessitava un altro incontro chiarificatore con Pesenti, questa volta in presenza di Di Maggio. «Non nascondo che era mia intenzione uscir fuori da questa storia in quanto, conoscendo i personaggi, ed in particolare il Buscemi, avevo timore che la situazione potesse deteriorarsi. Fatto sta che io, Di Maggio e Cedrini ci siamo recati a Roma, dove, nella sede di Italcementi, abbiamo avuto un ulteriore incontro con il Pesenti, nel corso del quale si parlò apertamente della richiesta del Di Maggio sulla costruenda strada, mentre il discorso monetario, rimase sottinteso».

Tornati a Palermo, Siino per la faccenda non venne più interpellato da Buscemi e dopo qualche tempo iniziarono anche lavori della strada richiesta da Di Maggio a Isola delle Femmine. Un segno questo per Siino che l’accordo era stato raggiunto.




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