SCORGERE LA VERITÀ' E LA DIGNITÀ' DELL'UOMO SOLO ATTRAVERSO LA VERITÀ' DIVENIAMO LIBERI, E SOLO LA LIBERTÀ' CI RENDE INCONDIZIONATAMENTE PRONTI ALLA VERITÀ'




Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).







 


 


 




 


 


 











giovedì 29 gennaio 2015

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: LOMBARDO, CUFFARO ED EX ASSESSORI: ACCUSE PIÙ PESA...


LOMBARDO, CUFFARO ED EX ASSESSORI: ACCUSE PIÙ PESANTI PER LO SMOG IMPUTAZIONE COATTA PER ANZA’ SPARMA E TOLOMEO
















GHE PENSI MI 7 ASSESSORI   Cascio,   Interlandi,  Sorbello    Di Mauro Milone,  Parlavecchio e   Sparma 3 PRESIDENTI DI REGIONE Lombardo Cuffaro   Crocetta DIRIGENTI ASSESSORATO AMBIENTE TOLOMEO ANZA’ 













Inquinamento. Si complica la posizione processuale degli accusati. Ecco perché.

PALERMO - Si complica la posizione processuale degli ex presidenti della Regione siciliana, Raffaele Lombardo e Salvatore Cuffaro e di quattro exassessori regionali all'Ambiente: Francesco Cascio,Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Giovanni Di Mauro, tutti accusati di omissione di atti d'ufficio perché non avrebbero adottato misure per contrastare lo smog, nonostante fossero a conoscenza dei dati allarmanti sulla qualità dell'aria. Il pm di Palermo Gery Ferrara ha modificato il capo di imputazione all'udienza di oggi in cui era prevista la requisitoria. Agli ex amministratori, sulla base della legge regionale 15 del 2000, è stato contestato il non avere diffidato i dirigenti regionali a disporre i provvedimenti idonei a diminuire l'inquinamento e successivamente, vista la loro inerzia, di non avere nominato un commissario ad acta come impone la normativa.

Nella vicenda vennero coinvolti anche gli ex assessori Mario Milone, Mario Parlavecchio e Calogero Sparma e i dirigenti regionali Salvatore Anzà e Pietro Tolomeo per i quali, però, la Procura aveva chiesto l'archiviazione. Per Sparma, Ansà e Tolomeo il gip Marina Petruzzella ha disposto l'imputazione

coatta.
I livelli del biossido di azoto avrebbero oltrepassato il limite annuale per la protezione della salute umana a Palermo tra il 2002 e il 2009, a Caltanissetta e Gela tra il 2007 e il 2009, a Catania tra il 2003 e il 2009 a Messina nel 2008 e nel 2009 e a Siracusa negli anni 2007 e 2009.


(Fonte ANSA)


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IN ARRIVO LA CONDANNA DELL’UE PER LA QUALITÀ DELL’ARIA
IN SICILIA

Il Piano regionale è stato copiato
in buona parte da quello del VenetoINDAGINI della
magistratura e anche un rinvio a giudizio disposto dal Gip presso il Tribunale di
Palermo per tre dirigenti, uno dei quali ha ricoperto anche la carica di
assessore
di Paolo Pataria
Polemiche. Lettere di fuoco
dell’Unione europea. Un Piano della Regione siciliana copiato in buona parte dalla Regione VenetoINDAGINI della
magistratura. Lo spettro di una pesante condanna da parte di Bruxelles che lo Stato farà
di certo pagare alle Regioni inadempienti, Sicilia in testa. E adesso anche un
rinvio a giudizio disposto dal Gip presso il Tribunale di Palermo per tre dirigenti
regionali, uno dei quali ha ricoperto anche la carica di assessore regionale.

C’è di tutto e di più nella
telenovela dei controlli sulla qualità dell’aria nella nostra Isola. Verifiche
che le Pubbliche amministrazioni avrebbero dovuto effettuare per tutelare la
salute di chi vive dalle nostre parti. Controlli che, invece, sono rimasti sulla carta,
alla faccia della salute pubblica. Tutto questo senza informare minimamente gli
ignari abitanti della Sicilia. Che rischiano una doppia fregatura. La prima
l’hanno già scontata, se è vero che, in molti casi, respirano l’aria inquinata. A questo
si aggiungerebbe la beffa di pagare, con un ulteriore aumento della tasse, la
multa – molto probabile – dell’Unione europea.

E dire che, nel luglio scorso,
Bruxelles ha inviato una lettera
al Governo italiano sottolineando
che alcune Regioni del nostro Paese, su questo delicato settore, sono fuori
legge. E tra queste, neanche a dirlo, c’è la Sicilia. Adesso l’avvertimento si
potrebbe trasformare in una procedura d’infrazione e, di conseguenza, in una condanna pecuniaria
piuttosto salata per l’Italia
. Che il Governo nazionale farebbe
pagare alle Regioni inadempienti, Sicilia in testa, se è vero che la nostra
regione, in materia di controlli sulla qualità dell’aria, è messa malissimo.
E mentre infuriano le polemiche
sulla pesante contravvenzione che verrebbe e gravare sui bilanci già disastrati
della Regione siciliana, arriva anche la notizia del rinvio a giudizio formulato dal Gip del
Tribunale di Palermo
, dottoressa Marina Pitruzzella, nei riguardi
dei dirigenti regionali Salvatore Anzà, Pietro Tolomeo (quest’ultimo ha
ricoperto la carica di dirigente generale all’assessorato al Territorio e
Ambiente) e dell’ex assessore regionale e dirigente generale, Gianmaria Sparma.
Il reato contestato è l’omissione di atti di ufficio in relazione, appunto, ad
atti amministrativi legati alle verifiche sulla qualità dell’aria e, quindi,
alla mancata tutela della salute pubblica.

Qui si apre, in modo molto più
ampio, il capitolo già oggetto di un processo: le inadempienze della Regione
siciliana in materia di controlli della qualità dell’aria. In questa storia non
c’è soltanto la copiatura
di ampi stralci, da parte di qualche dirigente dell’Amministrazione regionale,
del Piano della Regione Veneto.
Ci sono altre incredibili mancanze.
Si scopre che, a tutt’oggi, mancano ancora i Piani di azione, ovvero le schede
che dovrebbero contenere le indicazioni, zona per zona della Sicilia, sugli
agenti inquinanti, e sulle azioni da intraprendere per tutelare i cittadini. In pratica, nella
nostra Isola non è stato fatto nulla.

Insomma, la Regione è recidiva. E
questo potrebbe rendere ancora più pesante (soprattutto per le “casse”
regionali) la condanna di Bruxelles. Concetto, questo, che è stato espresso con
chiarezza dal parlamentare europeo siciliano, Ignazio Corrao (Movimento 5
Stelle): “In Sicilia il piano ambientale è copiato
da quello della Regione Veneto ed cittadini pagheranno di tasca propria
l’inadempienza degli uffici regionali dato che l’Europa ha già avviato le
procedure di infrazione”.
Corrao ha rilasciato questa dichiarazione
quando ha presentato, su tale vicenda, un’interrogazione alla Commissione
europea. Oggi la storia si presenta in termini più gravi. Si sa, ad esempio,
che nelle aree a rischio della Sicilia solo Milazzo ha messo a punto qualche
azione che potrebbe porre questa cittadina al di fuori della procedura
d’infrazione comunitaria. Per il resto, con riferimento a Gela, Melilli, Priolo
e Augusta sarebbe stato fatto poco o nulla.

Il problema non riguarda solo le
aree a rischio, ma un po’ tutta la Sicilia. Soprattutto per ciò che riguarda le
Pm 10, cioè la presenza, nell’aria, di polveri con diametro inferiore a 10
micron (con riferimento alle automobili diesel e agli euro 4 che presentano
problemi di particolato, cioè delle particelle di piccolissime dimensioni
sospese nell’aria). Agenti inquinanti che sono considerati tra i più pericolosi
in assoluto per la salute umana. Su questo tema non mancano gli interrogativi:
queste polveri presenti in tante città dell’Isola sono prevalentemente
terrigene (arrivano, cioè, grazie a giornate ventose) e quindi sono comunque
dannose, ma con produzione di danni limitati? Oppure nella presenza di Pm 10
c’è una notevole componente di incobusti da traffico urbano? In questo secondo
caso il problema sarebbe più grave.

Ancora: la concentrazione degli
ossidi d’azoto segue l’andamento di quella delle polveri, oppure, a causa del
vento, è bassa perché soggetta a maggiore dispersione? Da non sottovalutare,
poi, l’inquinamento che si registra nei porti della Sicilia, quando i motori
rimangono in funzione.

Insomma riguarda le aree urbane
siciliane con intenso traffico automobilistico. L’esempio di Palermo potrebbe
essere rappresentato dalla Circonvallazione, dove l’inquinamento è notevole.





PIANO RISANAMENTO QUALITA' DELL'ARIA CONSULENZA CTU SANNA PROCEDIMENTO 17603 2012 EX 9963 2009 PROCESSO ASSESSORI E DIRIGENTI PARTE PRIMA 












PIANO RISANAMENTO QUALITA' DELL'ARIA CONSULENZA CTU SANNA PROCEDIMENTO 17603 2012 EX 9963 2009 PROCESSO ASSESSORI E DIRIGENTI PARTE SECONDA







Cambiamo Aria



Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: LOMBARDO, CUFFARO ED EX ASSESSORI: ACCUSE PIÙ PESA...: LOMBARDO, CUFFARO ED EX ASSESSORI: ACCUSE PIÙ PESANTI PER LO SMOG IMPUTAZIONE COATTA PER ANZA’ SPARMA E TOLOMEO GHE PENSI MI 7 ...

mercoledì 21 gennaio 2015

Consiglio Comunale Isolano: IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL GIALLO DEI MAIORANA:...


RAI 3 CHI L'HA VISTO 21 GENNAIO 2015


IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL GIALLO DEI MAIORANA: "UCCISI PER CONTRASTI ALL'INTERNO DEL CANTIERE"





La verità sulla scomparsa di Antonio Maiorana e di suo figlio Stefano è sepolta dentro il residence che stavano realizzando a Isola delle Femmine. L'ultimo pentito di Cosa nostra, Vito Galatolo, svela ai magistrati di Palermo che i due imprenditori sarebbero stati uccisi per pesanti contrasti nella gestione di quel cantiere. E fa il nome di un uomo, sarebbe lui il mandante dell'omicidio. È un imprenditore che si muove nella zona grigia fra mafia e colletti bianchi. Il suo nome è top secret, il pool coordinato dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi ha già avviato nuove INDAGINI sul giallo dell'estate 2007.


Così, Galatolo ha già riaperto uno dei misteri di Palermo. Non è l'unico di cui si stanno occupando in questi giorni i pm Francesco Del Bene, Amelia Luise, Annamaria Picozzi e Roberto Tartaglia. L'ex boss dell'Acquasanta sta raccontando i retroscena di tanti altri omicidi avvenuti negli ultimi anni in città. Omicidi messi in campo dalle cosche. Uno dei più efferati fu quello di Davide Romano, rampollo in ascesa del Borgo Vecchio: attirato in una trappola, interrogato, picchiato e ucciso con un colpo di pistola alla nuca. Era l'aprile del 2011. "È stato Calogero Lo Presti", mette a verbale Galatolo. E spiega il motivo dell'esecuzione: "Romano, appena uscito dal carcere, comprava la droga fuori dalla borgata e voleva comandare". E al capo del mandamento non stava bene.


"Vito Galatolo appare soggettivamente credibile ed intrinsecamente attendibile", scrivono i giudici del Tribunale del riesame, che hanno ribadito il carcere per uno dei capimafia citati dal pentito, Vincenzo Graziano. È la prima importante attestazione di attendibilità per il boss che due mesi fa ha saltato il fosso rivelando un progetto di attentato nei confronti del pm Nino Di Matteo.


Galatolo è un fiume in piena. Parla degli insospettabili complici dei boss e dei loro ultimi affari. Parla soprattutto delle strategie di Cosa nostra palermitana, che sembra tutt'altro che fiaccata da arresti e processi. È il presente della Palermo criminale. Poi, c'è il recente passato. E un anno in particolare, il 2007, la stagione in cui i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo erano i padroni di Palermo. Sembra però che loro non abbiano avuto alcun ruolo nella scomparsa dei Maiorana, come già altri pentiti avevano detto, facendo scattare l'archiviazione del caso. Chi ha ucciso allora gli imprenditori Maiorana? Chi poteva avere tanta forza da organizzare il sequestro e l'assassinio di due persone? Galatolo indica una pista ben precisa. In Cosa nostra qualcuno seppe, e probabilmente autorizzò

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/01/21/news/il_pentito_galatolo_riapre_il_giallo_dei_maiorana_uccisi_per_contrasti_all_interno_del_loro_cantiere-105405608/


LA SCOMPARSA DEI MAIORANA:  IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL CASO


L’imprenditore edile scompare insieme al figlio Stefano il 3 agosto del 2007: da allora gli inquirenti hanno battuto ogni pista, ma il caso è rimasto senza soluzione. Adesso il pentito dell’Acquasanta ha raccontato ai pm che l’omicidio dei due fu ordinato per motivi d’affari. E fa un nome
di Patrizio Maggio

Stefano e Antonio Maiorana 
Il motivo della scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana è da ricercare negli affari, nella gestione del cantiere aperto a Isola della Femmine. A rivelarlo ai pm della procura di Palermo è Vito Galatolo, il picciotto dell’Acquasanta che da alcuni mesi ha deciso di collaborare con la magistratura. L’imprenditore edile Antonio Maiorana scompare insieme al figlio ventiduenne Stefano il 3 agosto del 2007: da allora gli inquirenti hanno battuto ogni pista, ma il caso è rimasto senza soluzione. Galatolo ha invece raccontato ai pm, coordinati dal procuratore aggiuntoVittorio Teresi, che il sequestro e l’omicidio de due è stato ordinato da un imprenditore, che era entrato in contrasto con Maiorana per motivi d’affari. Il nome del mandante del duplice omicidio, come racconta l’edizione locale di Repubblica, è ancora rimasto top secret.
Soltanto ieri il tribunale del Riesame aveva giudicato Galatolo “soggettivamente credibile ed intrinsecamente attendibile”, nell’ordinanza con cui rigetta la richiesta di Vincenzo Graziano, considerato il reggente del mandamento dell’Acquasanta e  arrestato il 16 dicembre 2014. Graziano è l’uomo che custodiva il tritolo che doveva essere utilizzato per eliminare il pm che indaga sulla Trattativa Stato mafia: suo principale accusatore era  proprio Galatolo.
“Le dichiarazioni medesime, proprio per la loro rilevantissima valenza, non solo sono in grado di aggiungere elementi ulteriori a carico di Vincenzo Graziano ma -scrivono  i giudici del Riesame – consentono anche di chiarire, di valorizzare e di attribuire maggiore forza dimostrativa agli elementi già acquisiti che quindi ormai assumono ben altro ‘spessore’ una volta ‘illuminati’ da quanto desumibile dalle dichiarazione di Galatolo“. Per i giudici del Riesame, dunque: “Le dichiarazioni di Vito Galatolo descrivono in modo ampio, preciso e circostanziato un ruolo di assoluto rilievo e direttivo di Vincenzo Graziano nelle dinamiche di cosa nostra, anche in tempi recenti e successivi alla scarcerazione, avvenuta nel gennaio 2012″.
Galatolo è il pentito che ha rivelato l’ esistenza dell’attentato organizzato a fine 2012 per eliminare il pm Nino Di Matteo: un piano di morte ordinato da Matteo Messina Denaro.


Mafia, il pentito Galatolo parla della scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana




Contrasti nel mondo della droga avrebbero convinto il boss mafioso Calogero Lo Presti a ordinare anche l'omicidio del boss di Borgo Vecchio Davide Romano, ha detto il pentito


 - Il pentito di mafia Vito Galatolo avrebbe messo a verbale dichiarazioni utili per le INDAGINI sulla scomparsa degli imprenditori Antonio e Stefano Maiorana, (padre e figlio di 47 e 23 anni), spariti a Palermo il 3 agosto 2007. A ottobre il gip archiviò l'indagine sui due uomini scomparsi dopo aver lasciato il cantiere edile di Isola delle Femmine dove stavano realizzando degli immobili. La loro auto venne trovata nel parcheggio dell'aeroporto
Rossella Accardo, madre di Stefano ed ex moglie di Antonio Maiorana che da anni  si batte per far luce sul caso, ha appreso dai giornali le rivelazioni fatte dal pentito. Contattata da Tgcom24, la signora non ha potuto rilasciare alcun commento visto che stamattina è stata colpita da un malore. Le indiscrezioni trapelate oggi sull'interrogatorio di Galatolo sono infatti la prima conferma ufficiale della morte dei due congiunti, nonché la conferma implicita a quanto da lei sempre sospettato: pure il suicidio del figlio minore, Marco, sarebbe da imputare alla Mafia.



Galatolo avrebbe svelato anche retroscena dell'omicidio di Davide Romano, trovato nudo e incaprettato in un'auto a Palermo il 6 aprile 2011. Il pentito parlerebbe di contrasti nel mondo della droga che avrebbero convinto il boss mafioso Calogero Lo Presti a ordinare l'assassinio di Romano e anche quello di Giuseppe Ruggeri genero del mafioso Antonino Lauricella che si sarebbe messo in società con Romano per vendere la droga al di fuori dai circuiti decisi da Cosa nostra.

La sera in cui Romano venne ucciso la polizia arrestò Nicolò Pecoraro in un condominio di corso dei Mille con una pistola in pugno. Subito vene ipotizzato che Romano fosse lì per minacciare o uccidere qualcuno. In quell'edificio abita Ruggeri. Quest'ultimo e Romano vennero arrestati insieme nel 2008 in un'operazione antidroga.




http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/sicilia/mafia-il-pentito-galatolo-parla-della-scomparsa-di-antonio-e-stefano-maiorana_2090819-201502a.shtml


IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL GIALLO DEI MAIORANA: "UCCISI PER CONTRASTI ALL'INTERNO DEL CANTIERE" LA SCOMPARSA DEI MAIORANA: IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL CASO LA SCOMPARSA DEI MAIORANA: IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL CASO,LOPEZ DARIO, LO CICERO, Francesco Paolo Alamia, Gaspare Pulizzi, CALLIOPE,ACCARDO,

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: Bonifiche dei siti inquinati, spesi soltanto gli s...

Bonifiche dei siti inquinati, spesi soltanto gli spiccioli
di Rosario Battiato


In Sicilia previsto oltre un miliardo per ripulire i siti inquinati, spesi soltanto gli spiccioli e le aree sono ancora contaminate. A fine dicembre l’accusa di associazioni e M5S, nei giorni scorsi la denuncia del ministro Galletti


PALERMO – Nei giorni scorsi la versione online del Corriere della Sera, edizione di Brescia, ha elencato il quadro dei fondi stanziati per le bonifiche nei vari siti italiani, lamentando la poca disponibilità accordata ad alcuni siti lombardi per avviare le operazioni di ripristino dei luoghi.
 
Non è molto diversa la situazione siciliana che, a fronte di un finanziamento complessivo da circa un miliardo per i quattro siti di interesse nazionale isolani (308 milioni quelli effettivi), si trova ancora all’anno zero anche per i ritardi dovuti alla macchina burocratica regionale.

Incrociando i dati del ministero dell’Ambiente con quelli di Federambiente e Legambiente scopriamo che in Sicilia sono stati stanziati centinaia di milioni di euro di fondi statali nel corso degli anni: 774 per Priolo, anche se poi soltanto 106 milioni erano nell’immediata disponibilità di spesa, 127 per Gela, 55 per Milazzo e 20 per Biancavilla. Sulla carta la Sicilia sarebbe una delle regioni più finanziate d’Italia, peccato che in realtà lo stato reale delle bonifiche sia ancora all’anno zero.

L’ultimo quadro è stato realizzato dai tecnici dell’Arpa Sicilia nell’ultimo annuario dei dati ambientali della fine dello scorso anno. Lo stato di avanzamento delle attività negli interventi di bonifica relativi all’anno 2013 per aree (un’analisi che però non distingue tra inquinamento del suolo e delle acque) vede Gela, Sin istituito con legge 426/98 per una perimetrazione da 4.563 ettari a mare e 795 a terra, con 6 piani di caratterizzazione approvati, 20 indagini di caratterizzazione, 2 progetti definitivi approvati e 25 bonifiche completate; Priolo, sito che lo stesso riferimento normativo del centro nisseno per oltre 10mila ettari a mare e 5.815 ettari a terra di perimetro, con 6 piani di caratterizzazione approvati, 12 indagini di caratterizzazione, 20 progetti definitivi approvati e zero bonifiche completate; Biancavilla, istituto con dm 468/01 per 330 ettari a terra, con un’area sottoposta all’indagine di caratterizzazione e un progetto definitivo approvato, e quindi Milazzo, istituito con la legge 266/05 per 2.190 ettari a mare e 549 ettari a terra, con 20 piani di caratterizzazione approvati, 14 indagini di caratterizzazione e 6 progetti definitivi approvati. 

Che fine hanno fatto questi fondi? Alla fine di dicembre un rapporto redatto da diverse associazioni, con l’unica firma politica del M5S, ha calcolato in oltre 70 milioni di euro il buco dei fondi stanziati e scomparsi per Siracusa, Gela e la Valle del Mela. 
Del sito aretuseo, in particolare, hanno parlato il sottosegretario Silvia Velo, verso la metà di dicembre, e il ministro Gian Luca Galletti, la scorsa settimana.Il riferimento corre all’accordo di programma quadro del 2008 (Interventi di riqualificazione ambientali funzionali alla reindustrializzazione e infrastrutturazione delle aree comprese nel sito di interesse nazionale di Priolo), integrato successivamente nel 2009, che aveva previsto un fabbisogno finanziario da 774 milioni di euro di cui 106 milioni coperti con risorse immediatamente disponibili.

Ad oggi, dati del ministero, risultano spesi circa 3,7 milioni di euro mentre resta ancora congelato l’aggiornamento di quel protocollo che è stato definito come accordo di programma quadro “rafforzato” che prevede uno stanziamento da 82 milioni di euro, che però restano congelati in attesa che la Regione fornisca “il testo di accordo con le schede intervento richieste dal ministero dell’Ambiente e dal ministero dello Sviluppo economico”. A Roma aspettano ormai da diversi mesi.


Bonifiche dei siti inquinati, spesi soltanto gli spiccioli - QdS.it


IL CASO Il dossier sulle bonifiche industriali ”Dove sono finiti 77,5 milioni di euro?”










Se di mezzo non ci fossero vent’anni segnati da morti “grigie” e malati di tumore, sarebbe soltanto (si fa per dire) l’ennesimo scandalo siciliano. Ma c’è ben altro, dietro alla mancata bonifica delle aree industriali di Siracusa, Gela e Valle del Mela, un buco nero che negli anni ha fagocitato oltre 70 milioni di euro.







Fra pesanti responsabilità politiche, ma anche una collezione di ipotesi di reati, dei QUALI almeno tre Procure siciliane si occupano da qualche anno.







Nell’Isola che rincorre i disordinati brandelli del sogno incartapecorito dell’epopea industriale, pur di piazzare qualche flebo globalizzata al capezzale dell’emorragia di posti di lavoro, la notizia è che ancora ci sono centinaia di persone – comitati, associazioni, movimenti politici, ma anche singoli cittadini – che non si rassegnano al fatto che gli scempi sul territorio e sulla salute nell’Isola restino un ammasso di scartoffie.


Sepolte da una polvere che uccide la speranza di conoscere la verità. Ovvero: che fine hanno fatto i SOLDIdelle bonifiche industriali in Sicilia? Visto che la storia comincia nel 1995 si parla di 140 miliardi di lire, che in un ventennio sono stati convertiti (ma non spesi) in euro. La denuncia di un nutrito gruppo di associazioni è destinata a prefetti, assessori regionali, sindaci, commissioni parlamentari, Asp, ma soprattutto a Procure, compresa l’Antimafia, oltre che a Corte dei Conti e Ue.

Poco meno di 20 anni fa, infatti, arrivò il primo stanziamento di fondi per le cosiddette “Aree ad Elevato Rischio di crisi Ambientale”: 100 miliardi di lire per Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia e Solarino; 40 miliardi per Gela, Butera e Niscemi. I fondi per la Valle del Mela (Condrò, Gualtieri Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, San Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto) saranno assegnati in seguito, dopo il riconoscimento regionale di area a rischio nel 2002, ma con la medesima sorte: 7,5 milioni di euro ma «nulla è dato sapere» in merito a utilizzo, DISPONIBILITÀ residue, interventi effettuati e risultati.

Il cartello di movimenti, dove l’unica presenza politica è quella del Movimento 5 Stelle, ripercorre – CARTE alla mano – la “tracciabilità” di fondi e omissioni. Dei 140 miliardi di lire fino al 1999 «venivano sostenute soltanto spese per il funzionamento dei comitati di coordinamento e delle relative segreterie». Finché, il 21 luglio del 2000, il ministero dell’Interno tolse ogni potere alla Regione e nominò i prefetti di Siracusa e Caltanissetta commissari delegati, ai quali vennero trasferite le somme in apposite contabilità speciali. Al 31 dicembre 2004, scaduti i termini ministeriali, queste le somme erogate dall’assessorato regionale al Territorio e AMBIENTE: 30.829.827,35 euro al commissario delegato di Siracusa; 8.263.310,38 al commissario delegato di Caltanissetta; circa 875mila e 140mila euro ai Comitati di coordinamente rispettivamente di Siracusa e di Caltanissetta; 68.238,87 euro al Comune di Siracusa.





In tutto poco più di 40 milioni, con una disponibilità residua di 19,8 milioni per l’area aretusea e di 11,8 milioni per quella gelese. A queste somme, ricordano i comitati, si aggiungono due finanziamenti dei Por di 35,3 e 35 milioni di euro all’Arpa.



La palla passò di nuovo all’assessorato regionale: nel 2005 venne istituito l’Ufficio speciale “Aree ad elevato rischio ambientale” che centralizza poteri e strumenti di commissari, comitati ed enti locali. Una STRUTTURAsoppressa nel 2009 con una resa istituzionale, a causa della «vastità e complessità delle problematiche ambientali dei territori ricadenti nelle Aree». Nel 2011 si resuscitò, col nome di “Sportello unico per il risanamento”, il vecchio ufficio speciale, «sempre sotto la direzione dello stesso dirigente», fino alla definitiva rottamazione, il 31 dicembre 2012, a cui seguirono notizie su un’indagine della Procura di Catania. Che non è l’unica a essersi occupata di questa storia. I colleghi magistrati di Palermo, ad esempio, scoprirono che il “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria e dell’ambiente”, redatto dall’assessorato siciliano, era un selvaggio copia&incolla del medesimo strumento della Regione Veneto. Le associazioni ricordano «la condanna del Tribunale di Palermo a un anno e 8 mesi nei confronti del dirigente responsabile della sua redazione», ma segnalano anche, «incredibile ma vero», che il Piano «figura ancora nel sito web dell’Arta come documento/strumento di programmazione istituzionale». Poca roba, se paragonata ai due governatori (Cuffaro e Lombardo) e ai quattro assessori al Territorio (Cascio, Interlandi, Sorbello e Di Mauro) «sotto processo per omessi interventi antismog».







Ma l’input più forte dei comitati è indirizzato ai magistrati di Siracusa, dove a fine ottobre il procuratore capo, Francesco Paolo Giordano, ha ufficializzato una serie di inchieste sul filone ambientale. Che, oltre al legame fra inquinamento e morti, potranno pure raccontare cosa s’è fatto con i soldi dei Piani ufficialmente spesi e che n’è stato dei fondi rimasti nelle tre aree industriali. Una specie di cold case, perché in vent’anni – fra carte insabbiate e rimpallo di responsabilità – tutto è cambiato. Ma, talvolta, basta un dettaglio per risolvere i casi impossibili.





http://www.lasicilia.it/articolo/il-dossier-sulle-bonifiche-industriali-dove-sono-finiti-775-milioni-di-euro



FONDI SPARITI PER LE AREE
INDUSTRIALI  IL RISANAMENTO RESTA SOLO UN MIRAGGIO

In un valzer di stanziamenti stellari, uffici che aprono e
poco dopo scompaiono, assessori e presidenti sotto processo, un documento
firmato da numerosi comitati cittadini denuncia la mancata riqualificazione
delle zone ad alto inquinamento ambientale. E tutto parte da 140 miliardi di
vecchie lire che non si sa che fine abbiano fatto

di Paolo Patania



Che fine hanno fatto i 140 miliardi di vecchie lire stanziati nel 1995 per il risanamento dell’area industriale di Siracusa, dell’area industriale di Gela e della Valle del Mela, in provincia di Messina? La domanda è legittima, perché in queste zone le malattie sono all’ordine del giorno: patologie dell’apparato respiratorio, neoplasie, nascita di bambini deformi (teratologie) e, nel caso della Valle del Mela, leucemie.
A riesumare questa storia sono tanti comitati che a citarli tutti volerebbe via lo spazio di mezzo articolo. Questi comitati hanno elaborato un documento che è stato inviato alle autorità politiche, alla magistratura, alle autorità sanitarie, all’Arpa (l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente), alla Corte dei Conti e all’Unione europea.
La storia. Si comincia nel 1990 quando il governo nazionale dell’epoca individua, con apposito decreto, due “Aree ad elevato rischio di crisi ambientale”. La prima riguarda i territori dei comuni di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia e Solarino; la seconda i comuni di Gela, Butera e Niscemi. Cinque anni dopo – cioè nel 1995 – vengono approvati i rispettivi Piani di disinquinamento, destinando cento miliardi di vecchie lire all’Area di Siracusa e dei comuni vicini e 40 miliardi di lire per l’Area di Gela, Butera e Niscemi. Un anno dopo, nel 1996, vengono istituiti i Comitati di coordinamento per le due Aree chiamati ad attuare i piani di disinquinamento. Nel novembre dello stesso anno il ministero dell’Ambiente trasferisce i 140 miliardi di vecchie lire all’assessorato regionale al Territorio e Ambiente. Un mese dopo l’assessorato impegna 300 milioni di lire in favore del Comitato di coordinamento di Siracusa e 28 milioni per quello di Caltanissetta.
Tra il 1997 e il 1999 vengono spesi solo i soldi per il funzionamento dei Comitati di coordinamento. Nel 2000, cioè quattro anni dopo, vista l’inerzia della Regione, il ministero dell’Interno toglie i poteri alla Sicilia e nomina i commissari individuati nei Prefetti di Siracusa e Caltanissetta. Andrà meglio con l’intervento dello Stato? Quattro anni dopo – 2004 – scade il mandato dei Prefetti. Non si hanno notizie sulle opere di disinquinamento realizzate. Ci sono, invece, i numeri dei soldi spesi: 30 milioni e 800 mila euro circa per il commissario delegato di Siracusa; 68 mila euro e rotti per il Comune di Siracusa; 875 mila euro per il Comitato di coordinamento di Siracusa; 8 milioni e 263 mila euro circa per il Commissario delegato di Caltanissetta; 140 mila euro per il Coordinamento di Caltanissetta. Rimangono da utilizzare quasi 20 milioni di euro per l’Area a rischio di Siracusa; e quasi 12 milioni di euro per l’Area a rischio di Caltanissetta.
Un anno dopo, nel 2005, l’assessorato al Territorio e Ambiente emana una nuova dichiarazione per le Aree a rischio di Siracusa e Caltanissetta. Lo stesso anno la giunta regionale istituisce l’Ufficio Speciale “Aree ad elevato rischio di crisi ambientale” che assorbe tutte le competenze dei Prefetti-Commissari, dei Comitati di Coordinamento e della Commissione Stato-Regione, delle Province e dei Comuni. Dopo quattro anni – 2009 – la giunta la sopprime. Nel 2011 la Regione ricostituisce l’Ufficio Speciale cambiandogli il nome: “Sportello unico per il risanamento delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale nel territorio regionale-Agenda 21-Amianto”. Un anno dopo, nel 2012, la Regione ci ripensa di nuovo e chiude l’ufficio.
Di questa strana storia di milioni di euro e di uffici che nascono e spariscono, comincia a interessarsi la magistratura. Anche perché nel 2007, intanto, è esploso il caso del “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” che, alla verifica dei fatti, risulta frutto di un collage di copia e incolla del Piano della Regione Veneto del 2000 (per la cronaca, questo Piano copiato risulta ancora oggi inserito nel sito web dell’assessorato al Territorio e Ambiente…).
Così, siamo arrivati ai giorni nostri. Da 14 anni a questa parte si è assistito ad una girandola di ben undici assessori regionali al Territorio e Ambiente e ad altrettanti dirigenti generali del dipartimento Ambiente. “Tutti distintisi – si legge nel documento – per annunci e dichiarazioni di intenti rimasti puntualmente disattesi”.
In questa storia si contano anche due ex presidenti della Regione (Salvatore Cuffaro e Raffaele Lombardo) e quattro ex assessori al Territorio e Ambiente (Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Pippo Sorbello e Roberto Di Mauro) sotto processo per omessi interventi antismog.
Nel 2002 l’assessorato al Territorio e Ambiente ha dichiarato “Area ad elevato rischio di crisi ambientale” i territori dei comuni del comprensorio della Valle del Mela (Condrò, Gualtieri Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, San Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto). Obiettivo, la definizione del piano di risanamento ambientale e di rilancio economico di questa zona. Stanziamento: sette milioni e mezzo di euro. Del piano e dei soldi non si hanno notizie. Si hanno invece notizia dei malati e dei morti di questa zona a causa dei vecchi impianti per la produzione di energia. E di un incredibile elettrodotto in costruzione.

RISANAMENTO AREE INDUSTRIALI:  IL
DOCUMENTO DI DENUNCIA DEI COMITATI
di Redazione

A Sua Eccellenza il Prefetto di Siracusa
All’Assessore regionale all’Ambiente Maria Rita Sgarlata
All’Assessore regionale alla Sanità Rita Borsellino
Al Presidente IV Commissione Ambiente ARS Giampiero Trizzino
Al portavoce M5s Commissione Antimafia ARS Stefano Zito
Al portavoce M5s Commissione Ambiente della Camera dei Deputati on. Claudia Mannino
Al portavoce M5s Commissione Affari Sociali e Sanità della Camera dei Deputati on. Giulia Grillo
Al Direttore Generale dell’ASP di Siracusa dott. Salvatore Brugaretta
Al Direttore dell’Arpa Sicilia dott. Licata di Baucina
Ai Sindaci del quadrilatero industriale: Rizza, Palmeri, commissari di Augusta
Alla Procura di Siracusa, dott. Francesco Paolo Giordano
Alle Procure Antimafia Palermo
Alla Corte dei Conti
Alla Comunità Europea
Premesso che:
– con D.P.C.M. del 30/11/1990, cioè quasi 25 anni fa, i territori dei comuni di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia e Solarino e quelli dei comuni di Gela, Butera e Niscemi venivano dichiarati “Aree ad Elevato Rischio di crisi Ambientale”;
– con due D.P.R. del 17/01/1995, cioè più di 19 anni fa, venivano approvati i rispettivi Piani di Disinquinamento, destinando loro, nell’ordine, le somme di 100 e di 40 miliardi di lire;
– a gennaio del 1996 venivano istituiti i Comitati di Coordinamento per le due Aree per l’attuazione dei Piani;
– a novembre del 1996 il Ministero dell’Ambiente trasferiva alla Regione Siciliana le somme complessive di 100 e 40 miliardi, di cui l’ARTA, a fine dicembre, impegnava 300 milioni in favore del Comitato di Coordinamento di Siracusa e 28 milioni per quello di Caltanissetta;
– nel corso degli anni 1997-1999 venivano sostenute soltanto spese per il funzionamento dei Comitati di Coordinamento e delle relative Segreterie;
– stante l’inerzia della Regione Siciliana, in data 21/07/2000 il Ministero dell’Interno emanava l’Ordinanza n. 3072 ex art.12, con la quale toglieva ogni potere alla Regione, nominava Commissari, per la realizzazione degli interventi delle due Aree, i Prefetti di Siracusa e Caltanissetta e disponeva che le somme relative fossero trasferite sulle contabilità speciali intestate ai Commissari;
– con D.A. n. 50/GAB del 04/09/2002 l’ARTA dichiarava area ad elevato rischio di crisi ambientale i territori dei comuni del comprensorio del Mela (Condrò, Gualtieri Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, S. Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto), istituiva la “Commissione Stato-Regione, Provincia, Enti locali, per la definizione del piano di risanamento ambientale e rilancio economico del Comprensorio del Mela” e stanziava € 7.500.000 per la redazione del Piano e per gli interventi da adottare;
– al 31/12/2004 scadevano i termini delle dichiarazioni ministeriali per le aree di Siracusa e Gela ed i compiti dei Prefetti-Commissari; le somme erogate dall’ARTA ammontavano
• Commissario Delegato per Siracusa € 30.829.827,35;
• Comune di Siracusa € 68.238,87;
• Comitato di Coordinamento di Siracusa circa € 875.000;
• Commissario Delegato per Caltanissetta € 8.263.310,38;
• Comitato di Coordinamento di Caltanissetta circa € 140.000;
– restavano disponibili le somme: • per l’Area di Siracusa, circa € 19.878.623,79;  per l’Area di Caltanissetta, circa € 11.894.965,58.
– con i DD.AA. 189/GAB e 190/GAB del 11/07/2005 l’ARTA emanava una nuova dichiarazione di aree a rischio per le aree di Siracusa e Caltanissetta;
– Con Delibera di Giunta n. 306 del 29/06/2005 veniva istituito l’Ufficio Speciale “Aree ad elevato rischio di crisi ambientale” che assorbiva tutte le competenze dei Prefetti-Commissari, dei Comitati di Coordinamento e della Commissione Stato- Regione, Province ed Enti Locali;
– Con Delibera di Giunta n. 257 del 14/07/2009 l’Ufficio veniva soppresso in ragione della “vastità e complessità delle problematiche ambientali che informano i territori ricadenti nelle Aree…”;
– Con D.P.Reg. n. 5/Area 1/S.G. del 17/01/2011 veniva ricostituito l’Ufficio Speciale, questa volta denominato “Sportello unico per il risanamento delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale nel territorio regionale – Agenda 21 – Amianto”, sempre sotto la direzione dello stesso dirigente;
– Al 31/12/2012 l’Ufficio Speciale veniva definitivamente chiuso ed articoli di stampa riportavano notizie in merito ad indagini in corso da parte della Procura della Repubblica di Catania;
– Con D.A. n. 176/GAB del 09/08/2007 l’ARTA approvava il c.d. “Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente”, che alla verifica dei fatti risultava frutto di un “collage” di copia ed incolla di ampie parti del Piano di Risanamento della qualità dell’aria della Regione Veneto dell’anno 2000, peraltro già bocciato dalla Commissione Europea, e di numerosi documenti già editi da altri Enti;
In particolare, dalla semplice analisi comparativa della documentazione e dal conteggio delle righe copiate il c.d. Piano Siciliano risulta composto per l’85-91% da righe interamente copiate dal Piano del Veneto e da altre fonti;
– Incredibile ma vero, a distanza di 7 anni il c.d. Piano figura ancora inserito nel sito web dell’ARTA come documento/strumento di programmazione istituzionale in tema di qualità dell’aria, nonostante che le ripetute denunce delle Associazioni ambientaliste ne abbiano da tempo richiesto il ritiro e che, da ultimo, sia intervenuta la sentenza di condanna del Tribunale di Palermo ad 1 anno ed 8 mesi nei confronti del dirigente responsabile della sua redazione, sentenza che fa riferimento alle numerose e vistose copiature ivi presenti;e considerato che
– sulle Aree di Siracusa e Caltanisetta, a fronte degli ingenti finanziamenti erogati dal
Ministero dell’Ambiente, nulla è dato a sapere in merito a: se i Piani originari (del 1995) sono stati attuati ed in che parte, se essi sono stati aggiornati ed attuati ed in che parte, quale utilizzo hanno avuto i finanziamenti erogati e qual è la consistenza delle somme se ed ancora disponibili, se e quali interventi strutturali di ordine impiantistico in situ, oltre che normativi ed amministrativi, sono stati adottati nel tempo e da quando le competenze sono ritornate all’ARTA (gli ultimi 2 anni) per contrastare e ridurre l’inquinamento atmosferico e delle altre matrici ambientali;
– sull’Area del Comprensorio del Mela, a fronte del finanziamento stanziato dall’ARTA nel 2002, nulla è dato a sapere in merito a: se è stato redatto il Piano di Risanamento, quale utilizzo ha avuto il finanziamento originario e qual è l’eventuale consistenza delle somme se ed ancora disponibili, se e quali interventi strutturali di ordine impiantistico in situ, oltre che normativi ed amministrativi sono stati adottati nel tempo e da quando le competenze sono ritornate all’ARTA (gli ultimi 2 anni) per contrastare e ridurre l’inquinamento atmosferico e delle altre matrici ambientali;
– da 14 anni a questa parte, solo a voler focalizzare il periodo dai commissariamenti ministeriali in poi, senza per questo dimenticare lassismi, inerzie ed inadempienze precedenti, si è assistito ad una girandola di ben 11 assessori all’ARTA e di un numero quasi analogo di dirigenti generali al dipartimento ambiente, tutti distintisi per annunci e dichiarazioni di intenti rimasti puntualmente disattesi;
– i risultati riguardo alle Aree a rischio, alla tutela della qualità dell’aria ed alla salvaguardia della salute delle popolazioni esposte sono al cospetto di tutti e si sintetizzano oggi in 2 ex Presidenti della Regione (Cuffaro e Lombardo) e 4 ex assessori dell’ARTA (Cascio, Interlandi, Sorbello e Di Mauro) sotto processo per omessi interventi antismog, nel Piano della qualità dell’aria copiato, inattuabile e pur tuttavia non revocato, nel sistema dei controlli e, in generale del sistema ARPA, ultra deficitario (a fronte di finanziamenti POR 2000-2006 di € 36.307.052 e POR FERS 2007-2013 di € 35.000.000), il tutto nell’incredibile scenario che la tutela dall’inquinamento atmosferico non ha mai figurato né continua a figurare tra gli obiettivi strategici dell’ARTA (!!!). le Organizzazioni ed i Comitati scriventi, per i motivi su esposti e con l’urgente priorità che la situazione necessita, chiedono al Sig. Assessore di fissare un incontro nei prossimi giorni (prima della metà di agosto), riservandosi fin d’ora di intraprendere ogni ulteriore passo presso le Autorità competenti perché si accertino una buona volta responsabilità e responsabili riguardo a mancati interventi, inerzie, lassismi, spreco di risorse economiche e quant’altro ai danni dell’ambiente e della salute della gente, con particolare riferimento ai Piani di risanamento fasulli ed alle Aree dichiarate ad elevato rischio ambientale.
IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA
WE SHALL OVERCOME

LE FIRME:
Popolo inquinato del quadrilatero siracusano
Popolo inquinato del quadrilatero siracusano
Popolo inquinato di Gela
Popolo inquinato di Milazzo
Meetup “Costruiamo insieme M5S Siracusa”
IV Commissione Ambiente meetup “Costruiamo insieme M5s Siracusa”
Comitato Ambiente Belvedere
Movimento 5 stelle Priolo
Priolo Verde
Movimento 5 stelle Melilli- Villasmundo- Città Giardino
Movimento 5 stelle Augusta
AugustAmbiente
Decontaminazione Sicilia
ECERI
Comitato Isola delle femmine Palermo
Firmatari referenti di gruppi, associazioni, comitati e movimenti:
Arturo Andolina referente popolo inquinato del quadrilatero siracusano
David Melfa: referente popolo inquinato di Gela
Giuseppe Marano referente popolo inquinato di Milazzo
Rosario Messina portavoce del meetup “Costruiamo insieme M5S Siracusa”
Mara Nicotra: referente IV Commissione Ambiente meetup “Costruiamo insieme M5S
Siracusa”
Claudio Marino referente Comitato Ambiente Belvedere
Giorgio Pasqua portavoce M5S Priolo
Domenico la Scala portavoce del M5S Melilli-Villasmundo-Città Giardino
Giusy Chiaramonte portavoce del comitato Priolo Verde
Padre Palmiro Prisutto
Sarah Marturana attivista M5S Augusta
Mauro Caruso attivista M5S Augusta
Pino Pisani presidente presidente AugustAmbiente
Luigi Solarino Decontaminazione Sicilia
Ino Genchi già dirigente chimico della regione siciliana
Mario Casella responsabile rete Decontaminazione Sicilia
Ernesto Burgio ricercatore e responsabile ECERI
Pino Ciampolillo del Comitato Isola delle femmine (PA)






GHE PENSI MI 7 ASSESSORI 3 PRESIDENTI DI REGIONE SOTTO
PROCESSO PER INQUINAMENTO RISORSE ECONOMICHE PER RISANAMENTO SPARITE










AREE AD ELEVATO RISCHIO AMBIENTALE DECRETO
DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 17 GENNAIO 1995





AREE RISCHIO AMBIENTALE CUSPILICI AREA AD
ELEVATO RISCHIO AMBIENTALE PAG 185 CAP 06 PP 165 202



FLORIDIA AUGUSTA MELILLI PRIOLO SIRACUSA SOLARINO GELA NISCEMI BUTERA AREE ELEVATO RISCHIO 2005 CASCIO DDAA NUOVA DICHIARAZIONE AREE A RISCHIO



2000-2004 AREE AD ELEVATO RISCHIO SOMME TRASFERITE PREFETTO SIRACUSA COMMISSARIO € 30.829.827,35



SIRACUSA, BONIFICHE: " A RISCHIO 25 MILIONI DI EURO. GRAVI RESPOSABILITÀ DELLA REGIONE", COSÌ SOFIA AMODDIO


POPOLO INQUINATO SCRIVE A SUA ECCELLENZA IL PREFETTO DI SIRACUSA





SCADENZA AREA A RISCHIO SIRACUSA CALTANISSETTA SPESE 2004




SCADENZA AREA A RISCHIO SIRACUSA CALTANISSETTA SPESE 2004  



2002 AREE AD ELEVATO RISCHIO 4 MILIONI 901 MILA 196 EURO AL PREFETTO SIRACUSA MANDATO PREFETTO SR 2002









CUSPILICI CUTGANA INCHIESTA PROCURA CT CUTGANA CUSPILICI 15-03-13 1° PUNTATA








CUSPILICI CUTGANA INCHIESTA PROCURA CT CUTGANA CUSPILICI 2° PUNTATA










INCHIESTA PROCURA CATANIA CUTGANA CUSPILICI 3° PUNTATA








CUSPILICI CUTGANA INCHIESTA PROCURA CT CUTGANA CUSPILICI PALERMO OGGI 15-03-13



INCHIESTA PROCURA CT CUTGANA CUSPILICI PROF CONSULENTE SUA INSAPUTA













CUSPILICI ANTONIO AREE AD ELEVATO RISCHIO AMBIENTALE CUTGANA AMIANTO RISCHI SPECIALI










PROCESSO SMOG PALERMO
PROCEDIMENTO 9963 2009 PERIZIA PIANO ARIA REGIONE SICILIA CTU CUFFARO LOMBARDO
CASCIO INTERLANDI SORBELLO DI MAURO  1
PARTE






PROCESSO SMOG PALERMO
PROCEDIMENTO 9963 2009 PERIZIA PIANO ARIA REGIONE SICILIA CTU CUFFARO LOMBARDO
CASCIO INTERLANDI SORBELLO DI MAURO  2
PARTE




5 milioni di euro?”, CANNOVA, CUSPILICI, CUTGANA, IL CASO Il dossier sulle bonifiche industriali ”Dove sono finiti 77, Italcementi, TOLOMEO, Sansone,


IL CASO Il dossier sulle bonifiche industriali ”Dove sono finiti 77,5 milioni di euro?”
















Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: Bonifiche dei siti inquinati, spesi soltanto gli s...: Bonifiche dei siti inquinati, spesi soltanto gli spiccioli di  Rosario Battiato In Sicilia previsto oltre un miliardo per ripulire i siti i...